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Happy B-day VAIA! Il nostro primo anno insieme Happy B-day VAIA! Il nostro primo anno insieme

Doveva essere una giornata all’insegna della sostenibilità, del design, dell’ambiente e del territorio. E così è stato, nonostante le nuove restrizioni ci abbiano confinato ancora una volta dietro agli schermi. Abbiamo spento la nostra prima candelina ospitando relatori di primissimo piano, che ci hanno regalato testimonianze preziose riguardo ai temi che ruotano intorno al mondo VAIA. Una giornata dedicata alla community, per stringerci attorno a una nuova visione di futuro in questo momento di difficoltà, e cercare assieme prospettive all’altezza delle sfide odierne.

I tre talk sono stati momenti densi di spunti, a cui poter attingere grazie alla esperienza maturata in prima linea dai nostri relatori. Per comodità, riportiamo qui una piccola selezione delle tematiche affrontate. La trasmissione completa delle dirette è disponibile sul nostro profilo Facebook.

Il futuro dell’impresa è sostenibile

Che il titolo del primo talk sia un’affermazione, e non un interrogativo, è segno della maturità con cui il mondo dell’impresa sta affrontando la transizione verso modelli di business eco-friendly

Emblematiche le parole di Giulio Bonazzi, amministratore delegato di Aquafil: “chi non comincia il viaggio verso la sostenibilità, sbatterà contro un muro; il problema non è se muori, ma quando.” L’azienda, basata in Italia con stabilimenti produttivi in cinque continenti, è leader mondiale nella produzione di nylon rigenerato, un processo inserito tra i case studies della Ellen MacArthur Foundation

nylon rigenerato

Recuperando reti da pesca (e non solo) dai quattro angoli del pianeta, Aquafil riesce a ridurre del 90% le emissioni di anidride carbonica rispetto al nylon tradizionale. Il segreto è “vedere dove l’economia lineare finisce il suo primo ciclo di vita”, e inserirsi per generarne uno nuovo.

La redditività delle imprese sostenibili, ricorda Alessandro Santini, è testimoniata dalle attenzioni rivolte al settore da parte dei fondi di investimento con una visione di lungo termine. Puntando su ricerca e sviluppo, l’azienda migliora l’attrattività del territorio che la ospita, e riesce a trattenere i propri talenti, come insegna Optoi con Upsens.

Per Salvatore Pinto, fondatore di Green Energy Storage, dietro alla sostenibilità ambientale si cela l’opportunità di sviluppare un settore tecnologico europeo che possa esportare innovazione in tutto il mondo. La startup, che ha raccolto una cifra record di 2.2 milioni di Euro in equity crowdfunding, si concentra sul perfezionamento di batterie alternative al litio, l’anello mancante nella catena dell’energia rinnovabile.

energie rinnovabili

Quale il ruolo di VAIA, in mezzo a tante soluzioni high-tech? Nelle parole di Federico Stefani, “la società ha bisogno di simboli per accompagnare i momenti chiave di transizione”: così come per la tempesta di due anni fa, VAIA si propone come chiave di lettura della rivoluzione sostenibile.

Design e progettazione- tra sostenibilità, comunità e innovazione

In VAIA, ridurre l’impatto ambientale è da sempre sinonimo di design. E il design da qualche tempo si è staccato dalla semplice elaborazione di forme, per sedersi su tavoli strategici nella figura del Chief Design Officer. Un’evoluzione chiara a Simone Simonelli, professore al Politecnico di Milano, per il quale la sostenibilità oggi deve essere implicita in ogni progetto; la sfida vera riguarda l’impatto. Gli fa eco Francesco Cattaneo, ex-direttore generale di Habitech, che riassume l’essenza dell’edilizia sostenibile con la consapevolezza degli impatti ambientali nei processi di costruzione.

In questo secondo talk, un’attenzione particolare è stata rivolta alla figura dell’artigiano, a colui che attraverso il fare, conosce. L’artigiano è il primo a valorizzare ogni passaggio della lavorazione, per minimizzare la fatica e l’uso del materiale. Per quanto mitiche, avverte Francesco Faccin, le botteghe artigiane non possono essere trasformate in museo, pena lo svuotamento della loro funzione creativa. È d’accordo Simonelli quando parla di “liquidità dei saperi artigianali”, e di come oggi il programmatore debba essere considerato un artigiano a tutti gli effetti, data la sua capacità di tradurre idee in realtà. Una strada per preservare l’artigianato tradizionale, sostiene il co-founder di VAIA, Paolo Milan, viene proprio dalla tecnologia, attraverso l’impiego più consapevole delle piattaforme e-commerce

Se il design è un modo di partecipare a un dibattito, il VAIA Cube vi è entrato a gamba tesa. Utilizzando “il materiale più tecnologico che c’è”, esso risponde all’esigenza di ciascuno di trovare significato, in un mondo saturo di prodotti e idee. Quella frattura ideata dal nostro Giorgio Leonardelli rappresenta la ferita della foresta spaccando in due il cubo, restituendo unicità. Il packaging, pensato da Gabriele Motter, riporta la tattilità del legno all’esterno. L’uso dei materiali naturali apre un nuovo canale di comunicazione, dalla casa all’ambiente circostante.

Il futuro è resilienza

Federico Stefani ha riassunto molto bene la progressione della giornata: partiti da faccende concrete come impresa, energia, politiche ambientali, passando per il design e il modo in cui le forme parlano alla società, giungiamo nel terzo talk alle esperienze personali e alle emozioni che nutrono il cambiamento.

Mia Canestrini è una zoologa che da anni si muove sulle tracce del lupo, spesso letteralmente! Per lei, vivere a stretto contatto con il lupo significa scoprire dettagli inediti e farsi guidare su sentieri inesplorati.

Il lupo è maestro di resilienza e fa del branco la propria forza: è attraverso questa metafora che Giuseppe Addamo, co-founder VAIA, legge l’importanza della comunità per superare i momenti di difficoltà. Ma il lupo è anche neutra espressione della natura, di una forza che non si piega ai nostri giudizi e aspettative: per questo addentrarsi nel suo territorio richiede di prestare un’attenzione diversa.

L’introduzione di questo animale del parco nazionale di Yellowstone ci ha permesso di svelare uno dei processi ecologici più affascinanti, come ricorda Giorgio Vacchiano: le cosiddette “cascate trofiche”. Evidenziando la straordinaria interconnessione tra parti diverse dell’ecosistema, l’inserimento di un predatore apicale portò a ridurre la pressione dei cervi sulla vegetazione, favorendo il ritorno di animali come l’orso e il castoro. Un fenomeno che si sta ripetendo anche in Italia, data la progressiva diffusione del lupo.

Nel terzo appuntamento ha trovato spazio anche il potere delle storie. Come la storia di Paola Giacomini, che attraversando a cavallo le steppe della Russia dalla Mongolia a Cracovia, si è fatta portatrice di un messaggio di pace tra i popoli. O come l’attività divulgativa di Vacchiano, che punta sul lavoro con i più giovani per ridurre il gap tra esperienza diretta e conoscenza teorica, principale ostacolo a un’azione più aggressiva sui cambiamenti climatici.

A tu per tu con la Community

Non potevamo concludere il nostro compleanno senza un momento per conoscerci più da vicino, ahi noi, sempre a distanza. 

Abbiamo chiesto ai nostri Vaiers più affezionati cosa li lega di più al nostro progetto – che sia il rito della messa a dimora, occasione per visitare il Trentino dalle regioni più disparate, l’amore per il bosco e per la natura, o la visione comune del futuro che vogliamo creare.

Abbiamo dato un volto concreto al team che ha traghettato il progetto ai successi raccolti nell’ultimo anno: i tre fondatori Federico, Paolo e Giuseppe, e il contributo di Gabriele, Alice, Elisa, Andrea, Marianna, Silvia, Federica, Stefania, Gabriele Catania, Alessandro Dietre, Maddalena, e Alessandro. 

il team di vaia

Il nostro augurio più grande è quello di poterci presto stringere la mano, per riprendere assieme la conversazione e gustare gli appuntamenti live che avevamo preparato per voi. VAIA continuerà ad essere un simbolo che, nel proprio piccolo, accompagna il prezioso lavoro di impresa, ricerca e divulgazione di cui oggi siamo stati testimoni.

L’evento si inserisce nel progetto “Il pianeta che vorrei”, realizzato con la collaborazione dell’Associazione H2o+ e con il contributo della Fondazione Caritro.