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La linea e il cerchio: due visioni di economia La linea e il cerchio: due visioni di economia

Gli stravolgimenti del 2020 hanno accelerato il ritmo delle proposte per cambiare il modo in cui viviamo e creiamo nuovi prodotti e servizi. 

Sul loro sfondo, due semplici figure geometriche. La linea – caratterizza le filiere che partono dall’estrazione di materie vergini, e che vedono il prodotto ultimamente come rifiuto. Il cerchio – accompagna il pensiero che ogni output di un processo produttivo è il potenziale input di un altro. 

Il passaggio dalla linea al cerchio è indubbiamente tra le sfide maggiori del XXI secolo. Ogni proposta ambientale che si rispetti oggi si interroga sul modo di favorire questa transizione. Il Piano d’azione per l’economia circolare europea, ad esempio, è uno dei tasselli principali della nuova agenda per la sostenibilità ambientale promossa dalla Commissione Europea. 

In questo articolo, esploreremo più da vicino i due paradigmi, e le soluzioni innovative emerse da più settori per rispondere alla sfida di un futuro meno dipendente dall’uso di materiali vergini.

Lo status quo: un’economia circolare

Che voi stiate leggendo queste parole da uno smartphone, da un computer oppure da un tablet, tra le mani avrete probabilmente un prodotto di design lineare. I materiali utilizzati per assemblarlo vengono utilizzati per la prima volta, e la loro destinazione finale, esaurito il ciclo di vita immediato dell’apparecchio, sarà lo stoccaggio dei rifiuti solidi (o elettronici nel migliore dei casi).

rifiuti

La linearità di un sistema produttivo si contraddistingue per la sua limitatezza nel concepire uso e finalità di un determinato prodotto. La sua realizzazione avviene con l’obiettivo primario di vincere la considerazione del consumatore finale, trascurando ciò che avverrà dopo il suo utilizzo. Tra gli ostacoli maggiori per aumentare l’efficacia del riciclo di materiali plastici, ad esempio, troviamo l’eccessiva diversità nei polimeri utilizzati, che vengono personalizzati anche solo per esigenze estetiche. Tali differenze aumentano il costo di reimpiego e riducono la qualità del prodotto riciclato

Possiamo riassumere le caratteristiche della linea in tre parole: “take, make, waste”. Prelevare le risorse dall’ambiente circostante, realizzare l’articolo desiderare, scartare al termine del suo utilizzo. 

Iniezioni di circolarità

L’espressione “economia circolare” è un ombrello sotto il quale vengono raccolti diversi concetti: riciclo, zero wasteupcycling, riuso.

Il riciclo è forse la prima strategia entrata a pieno titolo nelle politiche ambientali nazionali ed europee. Nel lontano 1975, la Comunità Economica Europea impose i primi standard sulla raccolta e riciclaggio dei rifiuti. Il paradigma del riciclo tuttavia ha subito la sua più severa battuta d’arresto sulla plasticacome abbiamo documentato in precedenza. Il più recente rapporto Pew sulla prevenzione dell’inquinamento da materiali plastici ha evidenziato ancora una volta come il riciclo non arresterebbe 18 milioni di tonnellate di plastica dal fluire nell’oceano anno entro il 2040, il 65 per cento in più rispetto ai livelli del 2016. E i progetti di riciclo hanno raramente raggiunto i target dichiarati dai loro promotori.

economia circolare

L’approccio zero waste si concentra per l’appunto sulla riduzione massima della quantità di rifiuti prodotti. È l’impegno per un consumo responsabile, che si attiva nei negozi sfusi, nei gruppi d’acquisto solidale, nell’autoproduzione. Il raggiungimento dell’obiettivo si coniuga spesso con incentivi al riuso e alla riparazione. Una delle piattaforme più innovative in questo campo, Ifixit, ha stilato una classifica sulla facilità di riparazione degli smartphone, caratteristica indispensabile a garantire una vita più lunga al prodotto.

Smarcandosi dalle pratiche di riuso e seconda mano, l’upcycling impegna la creatività per stravolgere l’utilizzo originario dell’oggetto o materiale re-impiegato: così un insieme di lavelli può trasformarsi in una parete divisoria rotante, e una vecchia tavola da snowboard in un occhiale alla moda. Suona familiare?

Come completare il cerchio

Un processo interamente circolare si irradia dalla centralità del design. Come ha fatto notare Simone Simonelli, nostro ospite al VAIA Day 2020il design è passato dalle forme alla strategia, rivestendo un ruolo sempre più importante nel processo di sviluppo di prodotti e servizi.

Non è un caso che la Ellen MacArthur Foundation, leader indiscusso nel panorama internazionale della transizione all’economia circolare, definisca quest’ultima come “basata sui principi di escludere inquinamento e rifiuti by design, mantenendo prodotti e materiali nel ciclo di utilizzo e rigenerando i sistemi naturali”.

processo economia circolare

La differenza tra un processo lineare e uno circolare risiede in ultimo nel grado di responsabilità che l’azienda si assume nei confronti del ciclo di vita del prodotto: se termina con la vendita, il distacco tra creatore e creato è immediato, e il costo di smaltimento ricade sulla società (più spesso, direttamente sull’ambiente). 

Le applicazioni del modello circolare sono più facilmente riconducibili agli oggetti. Tra gli esempi che meglio fanno emergere l’approccio integrale a un design “rotondo”, Cyclon è la scarpa running realizzata in fibre di ricino che viene ritirata e sostituita ciclicamente dall’azienda stessa. Il disegno della scarpa è stato ottimizzato in modo da minimizzare gli scarti di lavorazione, ed è 100% rinnovabile.

Cyclon è in realtà un servizio: la consegna ciclica avviene previa membership mensile, e l’utente non possiede direttamente la calzatura. Qualche anno fa, l’architetto Thomas Rau disse a Phillips che non era interessato ad acquistare un impianto di illuminazione, lui voleva solo avere la luce giusta. Nacque così un modello “Pay per Lux” che perpetua il riutilizzo di materiali usati in un loop chiuso. L’iniziativa BlueMovement promossa da Bosch è un ulteriore esempio di circolarizzazione dei processi attraverso la fornitura di un servizio.

Una questione di incentivi

Al lettore attento e curioso non sarà sfuggito che Rau, Phillips, BlueMovement hanno una caratteristica in comune: sono basati nei Paesi Bassi. Certo, tra i case studies di economia circolare catalogati dalla Ellen MacArthur Foundation troviamo iniziative sparse in tutto il mondo, ma tra i pionieri del mobile modulare c’è Ahrend, e il primo modello di cuffie modulare in commercio è prodotto da Gerrard St. HQ: Amsterdam. 

Non si tratta di un caso. Il governo olandese ha promosso un piano di transizione particolarmente ambizioso, con l’obiettivo di ridurre il consumo di materie prime del 50% entro il 2030 e di passare a un’economia “waste-free” entro il 2050. Per riuscirci, i Paesi Bassi hanno introdotto per i settori dell’elettronica e dell’automotive una responsabilità condivisa dei produttori nella gestione dello smaltimento, e prevedono di estenderla presto ad altri settori. Tra le misure introdotte, figurano anche incentivi di mercato, nuove linee guida e azioni legislative mirate.

incentivi economia circolare

Lavorare al sistema di incentivi attualmente in essere è una strada tortuosa, dati i multipli interessi in gioco. Tra le proposte più radicali (avanzata già nel 1976), quella di aumentare la tassazione sulle materie prime a beneficio di una riduzione delle tasse sul lavoro, beneficiando quei processi ad alta intensità di manodopera che spesso caratterizzano i modelli di produzione circolare. Approcci più soft e realistici favoriscono invece la creazione di standard di mercato europei più stringenti, al fine di creare un mercato uniforme in grado di influenzare le catene del valore a livello mondiale.

…e del giusto ecosistema

Se c’è stato un periodo storico che ha messo in luce più che mai l’interconnessione globale dei sistemi di produzione, è quello che stiamo attraversando in questi mesi. La transizione dalla linea al cerchio dipende in maniera critica dalla collaborazione internazionale, e potrebbe essere la realizzazione più frustrante, dati i frutti perennemente acerbi della lotta al cambiamento climatico. 

In Europa, i Paesi maggiormenti impegnati della transizione fanno da traino per tutta l’Unione. Sono consapevoli che raggiungere i propri obiettivi significa produrre un allineamento generale tra gli Stati membri, così da evitare dannose corse al ribasso nella realizzazione dei beni e servizi. La mancanza di standard specifici e di linee guida efficaci è ad oggi, assieme alle oggettive impossibilità tecniche di riconvertire specifici materiali di elevata utilità pratica, uno dei maggiori ostacoli sulla strada verso un’economia più circolare.

Nell’economia primitiva descritta da Marshall Sahlins, il coltello che un indigeno ricevette in regalo da un missionario dopo essergli corso in aiuto cominciò a girare tra i vari membri della tribù – tenere un oggetto tanto prezioso unicamente per sé avrebbe innescato un destabilizzante gioco di invidie personali. 

Quella circolarità era insita in molteplici pratiche, ed è sopravvissuta fin nei sistemi filosofici Indoeuropei di 2500 anni fa. Qual è la forma del pensiero antico?, si chiedeva Thomas McEvilley in un’omonima raccolta. Rotonda, concluse in maniera semplice e disarmante. Dopo essere (momentaneamente) sfuggiti alla trappola malthusiana, tornare a quella forma originaria richiede ora uno sforzo cosciente. Piegare la linea in cerchio, avvicinando quelle due estremità quanto più possibile: ecco il lavoro che ci attende.