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Misurare la qualità dell’aria con Ketty Paller, CEO di UpSens Misurare la qualità dell’aria con Ketty Paller, CEO di UpSens

Ketty Paller non è un’imprenditrice come altre. Umanista appassionata di benessere, hiking e natura, nel 2016 ha lanciato UpSens, startup specializzata in tecnologia per il monitoraggio ambientale. Oggi l’azienda, che ha il suo quartier generale in Trentino e fa parte del Gruppo Optoi, realizza sensori e dispositivi hi-tech per contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone.

La filosofia di UpSens ha poco a che fare con quella di tante startup che sognano la Silicon Valley. A muovere l’azienda sono valori come la preoccupazione per la qualità dell’aria che ogni giorno respiriamo a casa o in ufficio, e l’attenzione per l’ambiente e il benessere. Non a caso Ketty ha un profondo rispetto per la natura, e quando può adora regalarsi una passeggiata nei boschi del Trentino. «Io penso che dalla natura noi dobbiamo solo apprendere. Come diceva Leonardo da Vinci, “la natura è piena di infinite ragioni”. Facciamo un bel respiro, e ricominciamo a imparare!». Abbiamo chiacchierato un po’ con lei, ecco cosa ci ha detto!

Il sogno di rendere il mondo più verde (e salubre)

Ketty, perché hai creato UpSens?

Non si può restare indifferenti di fronte a ciò che succede nel mondo: la crisi climatica, la distruzione della biosfera e la sesta estinzione, l’aria sempre più inquinata, l’eccesso di CO2… Ovviamente ciascuno di noi è unico e trova il suo modo per dare un contributo. Ad esempio c’è chi prova a migliorare il pianeta insegnando, chi scrivendo romanzi, chi dedicandosi alla ricerca, chi facendo attivismo ambientale. Io cerco di dare il mio contributo in tre modi. Come cittadina, attraverso piccoli gesti quotidiani quali guidare un’auto elettrica e riciclare; come mamma di una bambina, educando Gaia al rispetto per le persone, per gli animali e per la natura; come imprenditrice, grazie ad UpSens. 

Ecco, UpSens vuole essere il mio – il nostro, perché siamo un team – contributo al tentativo di rendere il mondo un posto migliore, per noi ma soprattutto per i nostri figli, e per i figli dei nostri figli. Come? Sviluppando sensori per il monitoraggio ambientale, e in particolar modo per i cosiddetti spazi indoor, dove tutti noi trascorriamo gran parte del tempo: ad esempio l’ufficio, il salotto, la camera da letto. Che aria respiro tutti i giorni? I mobili che ho comprato rilasciano VOC nocivi? In UpSens vogliamo rispondere a domande come queste, dando alle persone la possibilità di misurare, conoscere, agire.

I primi passi di UpSens

Qual è la tua storia, Ketty?

Dopo gli studi di tipo umanistico sono entrata in un gruppo tecnologico trentino, Optoi, guidato da un ex ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, uno dei più importanti centri di ricerca italiani. Lì ho capito quale contributo l’innovazione tecnologica può dare nel migliorare la vita delle persone. Naturalmente l’innovazione può essere anche non tecnologica. Quella che si fa in Optoi è un’innovazione concreta ad alta intensità scientifica, perché si progettano e producono sensori per il manifatturiero, l’aerospaziale, il biomedicale e così via. Il gruppo dispone di una clean room, un bianco microcosmo con le sue procedure e i suoi riti, dove si producono sensori optoelettronici avanzatissimi.

innovazione

Mentre lavoravo in Optoi è nata mia figlia, Gaia, e mi sono posta il problema: che mondo lascerò a lei e ai suoi coetanei? E poiché sono sempre stata interessata ai temi ambientali, e in particolare al tema dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, ho scelto assieme a dei colleghi di fondare UpSens, con l’obiettivo di mettere la sensoristica sviluppata da Optoi al servizio delle persone e del loro desiderio di vivere in spazi salubri, e di respirare aria pulita.

Da cosa è nata questa tua attenzione verso l’inquinamento dell’aria?

Da italiana sono sempre stata consapevole della cattiva qualità dell’aria che si respira nella Pianura padana. Già quando ero piccola, negli anni ’80, il tema dello smog dominava il dibattito collettivo. E poi io sono trentina [ride], e ciò significa che amo trascorrere il mio tempo libero in montagna, tra i boschi. L’aria che si respira in certe aree del Trentino è ottima. Al contrario, l’aria che respiriamo a casa o in ufficio è spesso scadente: troppa anidride carbonica, VOC ecc.

Cosa sono i VOC?

È un acronimo in lingua inglese che indica i composti organici volatili. Ce ne sono alcuni, come il benzene, la formaldeide o il toluene, che non fanno per nulla bene alla nostra salute. E possono essere rilasciati da sostanze o prodotti apparentemente innocui, come del mobilio nuovo, o certi tipi di vernice o detergenti per la pulizia della casa.

Il verde, colore del respiro

Prima accennavi ai boschi. Come sai VAIA ha un rapporto molto profondo con i boschi delle Dolomiti. Quali sono i boschi che ami, e perché? 

Ogni bosco del Trentino ha la sua specificità, e oserei dire la sua personalità. Come molti, io adoro la Foresta di Paneveggio, che per secoli ha rifornito con il suo straordinario legno di abete i maestri liutai d’Italia e di tutta Europa. Camminare in quel bosco è come immergersi in una sorgente di quiete, di pace interiore. Non a caso i giapponesi hanno elaborato il concetto di shinrin-yoku, bagno nella foresta: basta camminare nel verde, riempiendosi i polmoni dei profumi, degli odori e degli aromi degli alberi, delle resine, delle pigne e delle foglie cadute a terra, dei fiori e delle piante che crescono ovunque, per rigenerarsi, e dimenticare lo stress del nostro quotidiano. 

foreste

Tu ricordi spesso l’importanza dell’atto di respirare.

Esatto. Basta solo che uno si immagini il verbo “respirare”, e faccia un bel respiro, per stare meglio. La verità è che noi siamo così stressati, così inseguiti dagli impegni e dalle scadenze, che ci dimentichiamo di respirare. Respirare bene, intendo. E invece ben respirare, e respirare una buona aria, è il primo passo per avere una qualità della vita degna di questo nome. Gli antichi conoscevano benissimo l’importanza del respiro, come sa chi pratica yoga: pensiamo solo alla disciplina del pranayama, che peraltro vuol dire “controllo del respiro”.

Uno dei tuoi sogni è far sì che la gente possa respirare meglio.

Esatto. La qualità dell’aria che respiriamo al chiuso è, spesso, persino peggiore di quella che respiriamo in strada. Questo è un dato che deve far riflettere. Uno spazio ben aerato, dove si respira un’aria con una bassa concentrazione di anidride carbonica, è uno spazio che migliora la nostra qualità della vita, anche significativamente. In molti non lo sanno, ma un’eccessiva concentrazione di anidride carbonica può generare sonnolenza e malessere, e persino un calo del livello di concentrazione.

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La tua startup è specializzata in tecnologia per il monitoraggio ambientale. Qual è la filosofia che guida il tuo lavoro?

La filosofia che ci ispira è quella di aiutare le persone a migliorare la loro qualità della vita attraverso l’innovazione tecnologica, e favorire una maggior consapevolezza su temi quali l’inquinamento dell’aria e dell’ambiente in generale.

qualità aria

Consapevolezza per te è una parola chiave.

Certo! Il nostro motto è misurare per conoscere, conoscere per agire. Molti di noi danno per scontati l’atto del respirare, e l’importanza di respirare un’aria di buona qualità. La verità, per parafrasare un famosissimo giurista italiano, è che l’aria è come la libertà: ti accorgi della sua importanza solo quando inizia a mancarti. Noi vogliamo provare a rendere la nostra community più consapevole: sull’aria, sulle buone abitudini (come aprire la finestra e aerare gli spazi al momento giusto), sulla crisi climatica, sul contributo del verde e degli alberi, sul benessere e così via.

Tu sei preoccupata per la crisi climatica?

Certo che sono preoccupata. Molto preoccupata, e lo dico da mamma, da cittadina e da CEO di UpSens. Abbiamo pochi anni per cambiare la rotta, e provare a scongiurare il peggio. Nelle ultime settimane abbiamo visto gli incendi divampare in Sardegna, Grecia, Turchia; le ondate di calore letale nel Canada, e le alluvioni devastanti in Germania, i gravi danni a Como ecc. Tutti sono chiamati a fare la loro parte, e le aziende lo fanno sfruttando le loro competenze e le loro risorse umane. VAIA lo fa con i suoi cubi, che amplificano storie di resilienza e danno una mano ai boschi e alle comunità dolomitiche, UpSens con la sua tecnologia.

Una cultura del benessere

Prima hai parlato di benessere. Che intendevi dire?

Noi non stiamo bene se l’ambiente intorno a noi versa in cattive condizioni. E ovviamente i luoghi dove le persone hanno una cattiva o pessima qualità della vita sono spesso devastati da inquinamento, deforestazione e cementificazione selvagge, incendi e così via. La natura e noi esseri umani siamo legati a doppio filo. E infatti per stare bene abbiamo bisogno degli alberi, delle montagne, di una buona aria, della natura insomma. 

Ce ne possiamo accorgere facilmente adornando il nostro appartamento o il nostro ufficio con qualche pianta, come lo spatifillo o il crisantemo giapponese, che contribuiscono a purificare l’aria assorbendo i già citati VOC, come la formaldeide e il benzene. Ci basta vedere il verde rigoglioso di due o tre piante perché il nostro stress cali, e il buon umore aumenti. Oltre a purificare l’aria, poi, certe piante possono renderla più ricca di ossigeno. Molti consigliano il potos, e la cosiddetta lingua di suocera. Ecco, attraverso le nostre attività, quali i post del nostro blog e gli eventi che organizziamo, noi di UpSens cerchiamo di promuovere una cultura del benessere.

aria purificata ambiente

Cosa significa cultura del benessere?

Cultura del benessere significa, per esempio, preferire la dieta mediterranea, che tutti i medici italiani consigliano, all’alimentazione sregolata e squilibrata verso cui la fretta, la routine, i tanti impegni spesso ci indirizzano. Ovviamente io e mia figlia ci concediamo di tanto in tanto anche un pranzo al fast-food, però questa deve essere l’eccezione: di prassi a pranzo e a cena non mancano mai le verdure, la frutta fresca, la pasta e il riso integrali, l’olio extravergine, il pesce, le noci e le mandorle. Ancora, cultura del benessere significa attenzione non solo per l’aria che si respira, ma per la salubrità e il comfort degli spazi: come può confermare qualsiasi bravo manager, un ufficio con la giusta luminosità, la giusta aerazione, la giusta temperatura è un luogo dove le persone stanno bene, e dove si lavora meglio. Infine, cultura del benessere significa smart building, cioè un modo di costruire e concepire gli spazi diverso, focalizzato sulla persona e sulle sue necessità.

Qui gioca un ruolo cruciale il design, che è molto importante anche per noi di VAIA.

Certo. L’Italia è la terra del design, e i designer sono molto sensibili ai temi del benessere, dei materiali naturali, della luce, dell’aria e della temperatura. Non a caso noi stiamo interagendo molto anche con architetti e interior designer, perché loro, progettando e organizzando spazi chiusi privati e pubblici, hanno un ruolo fondamentale nel nostro benessere quotidiano. 

Innovare, fare impresa, raccontare

Tu prima ci hai accennato ai prodotti, ci puoi dire qualcosa di più?

Volentieri. I sensori UpSens sono stati la nostra prima linea di prodotti. Modulari e portatili, con un design al 100% italiano, sono dispositivi che ti permettono di misurare in modo facile e user-friendly alcuni parametri fondamentali in uno spazio chiuso come la concentrazione di anidride carbonica, i VOC totali, l’umidità ecc. Sono degli “alleati per il benessere”, e chi ne compra uno tende a portarselo sempre con sé, pure in vacanza, magari per misurare la qualità dell’aria della sua stanza di hotel! Da poco abbiamo presentato QuAir, soluzione modulare hi-tech per le aziende, e per chi vuole rendere più smart una casa, un hotel, una scuola, una biblioteca; e infatti QuAir misura temperatura, umidità, VOC totali, polveri sottili, livello di luminosità della stanza, pressione e inquinamento acustico.

upsens

Insomma, un bel po’ di cose! È difficile per una startup gestire tutta questa innovazione tecnologica?

No, ma solo se hai il team giusto. In UpSens siamo un mix di umanisti, con ruoli gestionali e comunicativi, e tecnici, ingegneri molto bravi lato sia hardware che software. Anzi, su quel fronte stiamo assumendo, perché l’innovazione tecnologica non è mica una passeggiata, e ce la puoi fare solo se puoi contare su colleghi capaci e creativi.

Tu sei un’imprenditrice donna, e l’Italia spesso non aiuta molto le donne.

Verissimo. Per fortuna le cose stanno cambiando, e vedo sempre più giovani donne che non si accontentano dello status quo, ma vogliono provare a cambiare il mondo, magari creando la loro startup o lanciando qualche progetto di ricerca ambiziosissimo nel biotech o nella data science. E ci tengo a dire una cosa: le imprenditrici hanno spesso una straordinaria resilienza, e una capacità di leadership unica, preziosa soprattutto in un’epoca di crisi, e trasformazione, come la nostra.

Un’ultima domanda: oltre a essere un’imprenditrice hai anche scritto un libro…

Un ebook, per la precisione, dove ho raccontato la mia storia, e soprattutto quella di UpSens. È una piccola cosa, si intitola “UpSens: un sogno nato con mia figlia, una tecnologia per tutti”. Penso che possa essere interessante per chi, magari, vuole creare una startup hi-tech proprio in ambito ambientale, e vuole conoscere l’esperienza di chi ci è già passato. Però allo scrivere io preferisco leggere, soprattutto romanzi e saggi sulla salute umana, sulla dieta mediterranea, su temi legati al benessere e alla qualità della vita, sulla natura. Sai, io penso che dalla natura noi dobbiamo solo apprendere. Come diceva Leonardo da Vinci, “la natura è piena di infinite ragioni”. Facciamo un bel respiro, e ricominciamo a imparare!